Visualizzazione post con etichetta Bologna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bologna. Mostra tutti i post

lunedì 9 aprile 2012

Non lo so neppure io


La giornata di Pasqua, per quanto sacra e importante sia, non mi mette buon umore. A dire il vero lo è anche per il Natale ormai. Queste ricorrenze speciali, si devono passare in famiglia non lontano da casa e/o da solo. Quindi provo un pò di invidia e gelosia ( due peccati capitali, attenzione ! ) per chi invece lo può fare e lo ha fatto. Vi dico davvero, con tutto il cuore, di tenerveli stretti questi momenti, perchè un giorno non ci saranno più.
La mia ultima Pasqua passata molto bene ed in famiglia, è stata nel 2005. Ricordo che eravamo a casa di mio cugino, con la sua famiglia, i miei, mia zia Rosa e tutti i miei cugini. Fu una bella giornata, piena di festa e allegria, più o meno quello che succedeva sempre in queste feste con i miei parenti. Ricordo bene che parlai molto con tutti, con le mie idee, i miei progetti, andare a Londra per l'estate, poi Bologna e studiare cinema, diventare regista un giorno o lavorare in quel mondo, i miei viaggi e la voglia di indipendenza che sentivo dentro. Sono passati 7 anni da quel giorno, di quelle cose che ho detto, solo alcune si sono avverate, e tra l'altro a metà. Si è vero, andai a Londra, ma ci rimasi poco più di due settimane, non trovai lavoro e per non tornare con la coda tra le gambe, andai in Scozia. Poi andai a Bologna, che era il mio vero obbiettivo. Qui capii immediatamente che era molto meglio che iniziassi da subito a rinunciare al mondo del cinema e pensare di trovare un buon lavoro e sistemarmi. Capii che studiare e lavorare full time, è un impresa titanica, e che il mondo del cinema in Italia è per pochi eletti, quasi tutti figli di persone importanti, quindi se un signor nessuno vorrebbe fare qualcosa, la porta in faccia è bella che chiusa. Così misi i miei sogni in un cassetto e li lasciai li, a prendere polvere e ad aspettare che il tempo facesse la sua parte, perchè sapevo benissimo che prima o poi il tempo rimargina le ferite che le sconfitte di danno.

Da li in poi, passai le tre Pasque successive a Pescara da mia cugina Loredana. La prima fummo solo io e lei e una coppia di loro amici, poi quella successiva nel 2007, ero con mia zia Rosa e e mio Zio Salvatore, in visita in Abruzzo. Fu davvero bello e strano vedere dei parenti al di fuori di Lentini. Non so come spiegare questo, il fatto è che non mi sarei mai immaginato di vedere qualcun'altro al di fuori di me stesso fuori dalle mura domistiche che ci proteggevano, come se io mi sentissi il solo ad avere la voglia di andare oltre.
Ricordo poco di quei giorni, però ricordo che furono molto belli: per un paio di giorni mi sembrò di ritornare a Lentini, con tutta la famiglia riunita, con mia madre che cucinava e nel frattempo "litigava" con mio padre, impaziente di mangiare la pasta al forno o la pizza fatta in casa, oppure il cudduruni, ovvero la nostra focaccia farcita con verdure ( buonissima !!!! ).

Quella fu l'ultima volta che vidi mia zia. Mia zia morì il 22 giugno dello stesso anno. Quella sera mi chiamò mia madre in lacrime, io l'indomani partì per casa. Non me ne rendevo ancora conto di quello che era successo. Rimasi i primi due giorni a far finta di nulla, a farmi vedere forte mentre i miei cugini piangevano. In chiesa appena vidi la bara di mia zia, realizzai che non l'avrei rivista mai più, e allora scoppiai a piangere.
Mia zia è stata una seconda mamma per me, ma davvero ! Mi parlava, mi spiegava le cose, quando non c'era mia madre per ogni cosa c'era lei, era l'unica che mi chiamava "Gioia Mio", che mi prendeva in braccio quando ero piccolo, che mi abbracciava e mi baciava sulla guancia come ad un vero figlio, che mi voleva davvero bene, che non mi faceva mai mancare nulla. Dopo la sua morte, purtroppo sono usciti fuori rancori rinchiusi nei cuori degli altri, quindi anche l'altra metà della mia famiglia, si stava spezzando. Come se non bastasse che la parte paterna fosse già a pezzi, adesso per colpa del destino o di chissà che, anche la parte materna, quella con la quale sono cresciuto, con la quale ho passato tutte le feste e ho condiviso gioie e dolori, non ci sarebbe stata più. Lei era quella che chiudeva un cerchio, senza di lei, il cerchio si è spezzato.

Mi manca molto il sapore delle sue pizze e della sua pasta al forno, delle telefonate a casa a parlare con mia madre, delle gite fuori porta, delle visite che facevamo a casa sua ogni estate e di quelle che lei faceva a noi, delle volte che si andava in campagnia a casa di mio nonno per una scampagnata, con le olive ed il pane abbrustolito nel braciere fuori, all'aria aperta. Mi manca molto tutto, così come mi manca molto la serenità che non ho più da molto tempo. Vorrei tornare indietro nel tempo, e rivivere anche se per poco quei bei momenti, stare di nuovo tutti insieme e pensare che domani sarà sempre meglio.
Ma questo non sarebbe giusto, perchè senza tutto ciò, senza tutte queste prove che la vita ti mette davanti, io forse non sarei la persona che sono ora. Cosa sono ora? Una persona giusta o sbagliata? Non lo so neppure io.

giovedì 29 marzo 2012

La mia prima seconda volta

Sono passati 3 anni dall'ultima volta che ho scritto nel mio vecchio blog di splinder. Ricordo bene che era il 5 aprile del 2009, e il mio ultimo post era un memorial per l'anniversario della morte di Kurt Cobain, il mio mito in assoluto della musica. Dopodichè, non ho più scritto nulla in quel blog, vuoi perchè non avevo voglia, vuoi perchè forse era finito il tempo con il vecchio blog. In quel tempo (aprile 2009 ) ero da quasi due mesi tornato da Bologna.
Dopo 3 anni e mezzo passati in Emilia, sono dovuto tornare in Sicilia, a casa. La crisi mondiale aveva colpito anche me, un precario in cerca di un contratto indeterminato in Italia, in poche parole, scalare l'Everest.
Niente da fare, nessuno mi ha voluto o forse mi hanno preso per il sedere, solo che io non me ne sono reso conto, perchè continuo a pensare che è il mondo che fa schifo e non le persone. Sono un fottuto ottimista.
Sta di fatto che tornai a casa, con la coda tra le gambe, la mia FIAT Punto strapiena di tutta la mia roba. 3 anni e mezzo in una città non sono passati in osservati. Magliette, regali, accessori, fotografie, e tutto quello che uno potrebbe portare. A dire il vero mi sembrava pure poco, anzi nulla, come bagaglio personale. Ma vabbè.

Sono stato 3 mesi a cercare un lavoro qualsiasi in Sicilia, ma nulla. l'1 maggio 2009, ero a casa. Disperato, con pochi soldi, e costretto a vivere una vita che forse non volevo, anche se il tornare a casa per un pò, mi ha fatto bene e ci sono stato alla grande. Il pranzo con i genitori, rivedere gli amici del bar, Stefano, Ivan, Claudio e Marco, e le loro rispettive fidanzate. Uscite la sera, qualche drink da qualche parte, respirare un pò di aria di casa. Mi ha fatto bene, mi ha fatto capire che Lentini sarà un posto di merda, ma alla fine non lo odiavo più, e non si merita neanche di odiarlo, ma solo di sopportarlo, così com'è. Un pò come una persona a cui vuoi bene, ma che non riesci a cambiare.
Sta di fatto che il giorno successivo, il 2 maggio, mi vidi accreditati i soldi della disoccupazione: li per li non ci pensai due volte. Vidi Stefano, gli dissi che tra 2 settimane partivo, e ancora non avevo prenotato il biglietto. Londra.

Londra la vedevo come la mia ultima spiaggia, anche se a 25 anni parlare di ultima spiaggia sembra un pò troppo, ma per me lo era. Inanzitutto volevo dimostrare a tutti che potevo e che sarei riuscito a trovare lavoro a Londra, e che sarei riuscito a vivere li. L'inizio non fu proprio dei migliori. Sull'areo che da Catania mi portava nell'anglo-capitale, conobbi una donna di quasi 40'tanni con un bambino di qualche mese in braccio, suo figlio. Mi disse che era da 10 anni che viveva a Londra, che faceva la massagiatrice e mi spiegò che in questo momento a Londra non si trovava nessun lavoro, nessuno, neanche il lavapiatti pagato a 2 pound l'ora. Io che già stavo partendo con molta paura, devo dire che questa donna non mi mise proprio il coraggio del guerriero addosso anzi, molta ansia e paura appunto. E dire che 10 minuti prima stavo conversando con i due signori inglesi seduti accanto a me. Conversando è un pò troppo, però mi incoraggiarono dicendo che il mio inglese " is very good!".
Appena arrivato a Londra, mi accorsi inanzitutto che faceva un caldo bestiale, per il mese di maggio, e che sopratutto la Tube il week end era un casino !! Tutte le linee principali sono quasi chiuse, non tutte, ma alcuni tratti, ed io che avevo l'ostello a New Cross, era un dramma andarci. Dovetti andare da Victoria Station fino a Bank, e da li prendere la DLR fino a Lewisham. Presi un Cab e mi trovai al New Cross Hostel.

Dopo aver superato le questione pratiche, mi accorsi che avevo perso la chiave per aprire il lucchetto della valigia !! Dovetti segare il lucchetto con un coltello. Dopo che mi docciai e mi rilassai un pò, andai in giro. Il mio obbiettivo era andare a London Bridge. Prima avevo comprato una sim inglese della Nomi Mobile. Non c'era nessun credito dentro e allora andavo in tutti gli Off license che trovavo in strada per cercare di caricare la scheda. Appunto, cercare di caricare. Perchè è stato un dramma. Io che non sapevo come dire "Ricarica" in inglese, loro che non capivano o che non volevano capire cosa dicesse questo italiano appena arrivato in suolo inglese: eppura non era difficile, " Sorry, i'm italian, i don't know how to say in english, but i wanna put some money in the sim, do you understand? ", uhmm be si, forse non avevano capito.

Mi trovai a London Bridge quasi al tramonto. Era vuoto, Vuoto !! Un'altra cosa che ho imparato è che il week end nella zona della City, non c'è niente, tutto chiuso ristoranti e pub compresi. Cercai ancora di provare a farmi capire ma nulla. Mi trovavo sul ponte, quasi con le lacrime a gli occhi e pensai " Ma che cazzo ci faccio qui??? Gli amici sono al chiosco a bere una birra ed io sono qui da solo !! "
Confesso che ero quasi alle lacrime. Sta di fatto che il destino beffardo e a volte volenteroso, mi diede la brillante idea di mettere la mano nella mia giacca primaverile e da li farmi toccare il libretto di istruzioni della scheda. Qui vidi la scritta HOW TOP UP, e li che mi si illuminò sul London Bridge, la lampadina stile Archimede dei fumetti di Topolino. " Vuoi vedere che Top Up vuol dire ricarica ?? " pensai. Fu così !!!
5 Pound di ricarica, e finalmente potei chiamare Giorgia, una ragazza che conobbi su internet, e i miei giù in Sicilia.
Top Up, ricarica, è stata la prima parola che ho imparato in suolo inglese. Non la scorderò mai, la mia prima parola imparata qui.
E da li iniziò la mia avvenutra a Londra, con una ricarica telefonica.

Dario B.